Mille progetti
La settimana appena trascorsa è stata veramente di fuoco. Avendo un week end libero e in solitaria, ne ho approfittato per portare a termine diversi progetti. Come si dice dalle mie parti: ho fatto un chiusone :p
Oggi vi racconto un piccolo aneddoto, ci ho ripensato ultimamente e ho cercato di dare un significato a questo comportamento.
Torniamo al liceo.
Eravamo al liceo e il mio ‘essere diverso’ non veniva visto bene da molti dei miei compagni di classe.
Durante il primo anno ci sono stato molto male, ero attanagliato da pensieri nocivi, a volte uscire di casa per me era quasi un incubo. Non ne parlavo con nessuno, ero troppo orgoglioso per farmi vedere ferito, preferivo piangere di nascosto e vivere nel terrore del: speriamo che ora che sto uscendo non mi vedano.

Il prof./bullo
Secondo anno di liceo, un professore apre uno sportello di supporto psicologico, ci chiede di scrivergli una lettera in caso ne avessimo necessità, e di raccontargli il nostro problema.
Penso: finalmente posso aprirmi con qualcuno. Scrivo un tema lungo quattro o cinque pagine, mi apro completamente, raccontando anche i miei pensieri più nascosti.
Lo consegno.
Legge il titolo.
Mi guarda.
Lo ripone nella sua valigetta.
Non mi chiama.
Col passare dei giorni vedevo i miei compagni di classe felici degli incontri.
Io non fui mai chiamato.
Mi lasciò da solo, sapendo benissimo quanto stessi soffrendo e di quanto avessi bisogno di un aiuto.
Caro prof, quello è stato l’ultimo anno in quel liceo, per te. Ci siamo rivisti, però, a distanza di tempo, ero più forte di prima, perché nonostante il tuo non-aiuto, da quell’incubo mi ci sono tirato fuori io.
A volte penso che forse anche lui è stato in una certa maniera un bullo nei miei confronti, ha negato l’aiuto a una ragazzo adolescente con il terrore di vivere, e che chiedeva semplicemente qualcuno con cui parlare per capire come superare quell’ostacolo grande, all’epoca, come l’Everest.
Beh, però sono qui a parlarne con voi.
Amatevi.

Come ho fatto?
Per prima cosa ho iniziato ad amare il mio essere ‘diverso’, ho apprezzato la mia unicità e l’ho resa la mia forza.
Ancora oggi odio essere catalogato in un qualcosa. Io sono me. Unico e diverso da tutto il resto. Non mi piace l’omologazione, e spesso so che alle persone la diversità fa paura.
Quando ho dato modo a quelle stesse persone di conoscermi per come ero veramente, mi hanno accettato e indovinate? Apprezzato.
Sono diventato amico dei bulli.
Ho lasciato da parte la mia timidezza e la paura di esprimermi, iniziando a gridare i miei pensieri.
Ovviamente nel corso degli anni ho sempre incontrato questi caratteri forti che hanno cercato di mettermi a tacere, avrò una sorta di calamita, ma ogni giorno mi sveglio e mi ripeto: Giacomo, sei speciale, lo sei tanto quanto gli altri.
Brilli tanto quanto loro.
Nessuno ha il diritto di metterti a tacere.
Il mio Mantra
Queste parole sono diventate un po’ il mio mantra e da allora so che nessuno può ferirmi più come hanno fatto loro, perché mi hanno completamente dissanguato all’epoca, e fidatevi, quando credete non ci sia più nessuna via d’uscita, se non un tunnel oscuro, è come se moriste dentro.
Spero di leggere sempre di più articoli come questi in giro, le mie ferite, perché ci sono ancora, pulsano quando leggo di ragazzi che si sono tolti la vita perché erano soli o perché additati come ‘diversi’.
Voi contro loro.
Ricordate che avete più forza del branco. Voi fate paura al branco.
Non abbiate paura di vivere la vostra vita. Nessuno ha il diritto di scegliere per voi, di giudicarvi e di distruggere i vostri sogni. Nessuno. Per quanto forte possa sembrarvi, ricordate che sono persone che sono intimorite da voi e dalla vostra luce.
A te prof, spero tu abbia aiutato attivamente almeno qualcuno. Perché con me non l’hai fatto, ma forse il tuo negarmi l’aiuto mi ha dato la forza di farlo da solo.
Quindi, tutto sommato, grazie lo stesso.
PS: sapete che sono sempre aperto al dialogo, non esitate a contattarmi per qualsiasi cosa, ci sono, non sono quel prof. 😉


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